Molti pensano che lasciando i soldi sul conto corrente, senza investirli, non possono perdere il valore del proprio  denaro. Si tratta di una convinzione assolutamente errata. L’inflazione cumulata in Italia tra aprile 2016 e aprile 2026 ha raggiunto il 24%. 

Questo significa che 10.000 Euro di aprile 2016 oggi, a maggio 2026,  permettono di comprare beni o servizi per 7.600 Euro. In pratica si è verificata una perdita di potere d’acquisto non più recuperabile. Negli ultimi venti anni l’inflazione ha eroso addirittura il 45% del nostro potere d’acquisto, dimezzando il valore reale del denaro non investito. Vediamo le soluzioni che erano disponibili nel 2016 per evitare la perdita di capitale reale.

  1. BTP a scadenza decennale. Ad aprile 2016 rendeva l’1,5% per cui in 10 anni il rendimento  è stato del 15% nettamente inferiore all’inflazione cumulata del 24%.
  2. Un immobile da affittare a Milano. Ammesso che abbiate avuto la disponibilità finanziaria per acquistarlo. Secondo Scenari Immobiliari il rendimento complessivo (reddito da affitto + rivalutazione dell’immobile ) sarebbe stato del 78%. Peggio per l’acquisto di un immobile a Palermo con un rendimento complessivo del 48%. In ogni caso, Milano o Palermo, avreste battuto l’inflazione. Ricordando che un immobile, al contrario di un investimento finanziario, non si può vendere parzialmente per necessità impreviste. E che obbliga al pagamento di IMU e cedolare secca al 21% ogni anno.
  3. Un investimento  con un ETF sull’indice azionario mondiale. Risultato +242%. Ossia 10.000 Euro sarebbero diventati 34.200 Euro. In questi dieci anni non avresti pagato un Euro di tasse utilizzando ETF ad accumulazione che reinvestono automaticamente i dividendi incassati. Più precisamewnte avresti pagato soltanto il bollo titoli pari allo 0,2% del patrimonio finanziario: ossia 100 Euro per un patrimonio di 50.000 Euro.
  4. Un investimento sull’Oro con un ETC. Rendimento + 247%. Risultato praticamente identico a quello sull’indice azionario mondiale. Anche in questo caso non avresti pagato un euro di tasse se non in caso di vendite dello strumento.
  5. Un investimento sull‘indice delle materie prime: +60%. Che è sempre più del doppio dell’inflazione.

E’ chiaro che i rendimenti passati non sono garantiti per il futuro, ma nemmeno esclusi. La certezza è : causa inflazione,  lasciare i soldi sul conto corrente garantisce una perdita del valore reale del denaro non investito.

Qualcuno potrebbe eccepire che gli ultimi dieci anni abbiano  avuto un andamento molto positivo per gli investitori in azioni internazionali e Oro. Affermazione condivisibile. Ma prendiamo come esempio due risparmiatori particolarmente sfortunati.

  1. Il primo investitore ha investito sulle azioni mondiali a ottobre 2007, prima della crisi dei mutui subprime e del fallimento di Lehman Brothers. Da allora il suo capitale azionario si è più che triplicato.
  2. Il secondo investitore ha investito sull’Oro a settembre 2011 sul massimo storico di tutti i tempi. Ad oggi ha anche lui triplicato il capitale investito, dopo appena quindici anni.

La nostra conclusione è che azioni mondiali e Oro sono gli asset principali per difendersi dal rialzo dell’inflazione. I titoli di stato funzionano peggio anche perchè i debiti statali continuano a crescere in tutto il mondo e l’inflazione resta per gli stati un’arma molto efficace per abbattere il valore reale del debito, nel senso che più inflazione svaluta il debito e il valore in mano ai  suoi possessori. In quanto svaluta il valore della valuta in cui il debito è emesso. Allo stato attuale l’inflazione italiana è al 2,8% ma il rendimento di un BTP decennale al 3,8% per cui la protezione sull’inflazione attuale è soltanto dell’1%.

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