
L’investitore ha due possibilità per investire in ETF : investire autonomamente, una volta acquisita una sufficiente educazione finanziaria o invece affidarsi a una gestione patrimoniale in cui delega completamente ad un gestore gli investimenti del suo patrimonio.
Vediamo vantaggi e svantaggi.
- Semplicità di gestione del patrimonio. Ovviamente la gestione patrimoniale è molto semplice. L’investitore sceglie l’orizzonte temporale e il profilo di rischio del suo patrimonio e il gestore realizza gli investimenti scegliendo prodotti e tempistica. Investendo in autonomia in ETF l’investitore deve scegliere un portafoglio di ETF coerente ai suoi obiettivi di investimento, sapendo che l’investimento azionario è soggetto a una maggiore variabilità di prezzo ma statisticamente a maggiori rendimenti nel medio/lungo termine. Bisogna dire che vi sono ETF che garantiscono con un unico acquisto una diversificazione tra titoli di stato, obbligazioni e azioni a livello mondiale, con rendimento decennale dell’80% ( le performance passate non sono garantite ma nemmeno escluse); sono utilizzabili anche per PAC.
- Costi. Ovviamente una gestione patrimoniale ha dei costi che per una gestione in ETF partono dall’1% annuo, quindi 1.000 euro annui per un patrimonio di 100.000 euro. Al contrario un investitore autonomo in ETF ha soltanto il costo di compravendita degli ETF che possono anche essere azzerati con alcune banche o intermediari italiani. Attenzione: se la gestione patrimoniale utilizza fondi comuni i costi possono salire anche al 3-4% annuo in virtù dei costi di gestione dei fondi selezionati, portando la spesa a 3.000-4.000 euro annui per un patrimonio di 100.000 euro. Peraltro le statistiche dicono che l’80-90% dei fondi comuni ha performance peggiori degli ETF, spesso per i maggiori costi di gestione.
- Tassazione. L’investitore autonomo può scegliere ETF ad accumulazione di cedole che non vengono tassati fino alla vendita dell’ETF; pertanto il risparmiatore, anche per decenni, può trovarsi ad investire anche con i soldi che un domani dovrà al fisco, il che rappresenta un ovvio vantaggio perchè aumenta la quota di capitale investibile. Peraltro esistono ETF azionari non sottoposti a tassazione se detenuti per almeno cinque anni: performance ultimi 10 anni +157% esentasse (le performance passate non sono mai garantite nel futuro ma nemmeno escluse). La gestione patrimoniale in ETF viene tassata annualmente sui profitti al 26% per azioni e obbligazioni, al 12,5% per i titoli di stato. La tassazione viene applicata sui profitti anche non materialmente incassati, solo teorici, il che rappresenta un handicap quando questi profitti svaniscono per un andamento negativo dei mercati. La tassazione annuale ovviamente riduce il capitale disponibile per l’investimento anche se, in caso di anni negativi, le perdite servono a evitare la tassazione negli anni successivi fino all’annullamento delle perdite realizzate. Per fortuna i mercati finanziari, nella maggior parte dei casi, hanno un andamento positivo per cui con la gestione patrimoniale prevalgono gli anni sottoposti a tassazione dei profitti piuttosto che quelli di compensazione delle perdite.
InvestETF presenta ai suoi utenti, al prezzo di 14 euro al mese, dieci portafogli di ETF per integrazione del reddito con cedole o per crescita del capitale, al fine di educare responsabilmente l’investitore. Il risparmiatore opera autonomamente dal suo conto corrente, sceglie autonomamente e può selezionare i portafogli in base alla sua tolleranza alla variabilità dei prezzi scegliendo tra portafogli con una quota azionaria che varia dal 15% al 70%. Il risparmiatore riceve anche analisi di mercato che servono a migliorare la tempistica degli investimenti andando alla ricerca di fasi di discesa dei prezzi e di ETF settoriali o tematici. per migliorare il rendimento globale di portafoglio. La diversificazione dei portafogli è massima il che riduce i rischi.