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Molti vorrebbero avere un reddito cedolare del 4-5% annuo ma attualmente i rendimenti dei titoli di stato europei sono a zero o, in molti casi, negativi; questo implica che alla scadenza l’investitore ottenga un capitale inferiore a quello inizialmente investito. Fa eccezione il nostro BTP decennale, che offre un rendimento intorno  all’1% annuo ma costringe l’investitore a concentrare il rischio su un unico emittente e su una scadenza di lungo periodo. Ma è importante ricordare che a novembre 2021 l’inflazione in Italia ha raggiunto il 3,9% e, pertanto, 100.000 Euro di liquidità, a fine anno, avranno un potere di acquisto sceso a 96.100 Euro. A meno che  non decidiate di produrre reddito dai vostri risparmi.

Gli intermediari con le loro gestioni patrimoniali in titoli di stato europei richiedono ai clienti commissioni anche dell’ 1% e quindi con assoluta impossibilità di raggiungere rendimenti netti positivi. Per la gestione della liquidità e la gestione delle somme da utilizzare entro uno/tre anni, sarebbe più opportuno aprire un conto deposito che, se vincolato, può offrire un rendimento intorno all’1%.

Esistono tre modi per avere un reddito cedolare compreso tra il 4 e il 5% annuo, anche in fasi negative per i mercati finanziari. Nelle fasi di turbolenza il rendimento cedolare può salire anche all’8-12%, perché il prezzo degli strumenti sottostanti scende e si rende possibile il loro acquisto a un prezzo nettamente più conveniente: questo per gli investitori ben informati. Ribadiamo con forza che questi investimenti ad alta cedola siano mantenuti per almeno tre/cinque anni, preferibilmente per periodi più lunghi, in modo da evitare temporanei andamenti negativi degli stessi e per poter coglierne al meglio i risultati.

Rispetto a un investimento immobiliare, con gli ETF c’è la certezza del reddito cedolare, perché non esiste la morosità dell’inquilino, il blocco degli sfratti o le spese ordinarie e straordinarie di manutenzione. Inoltre un immobile non offre la possibilità di una vendita parziale né la certezza di trovare velocemente un acquirente. E’ opportuno inoltre ricordare che il prezzo degli immobili in Italia ha sperimentato un calo significativo negli ultimi anni: meno 25% dal 2013 (fonte: Immobiliare.it).